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Il punto di partenza della mostra Confronting Comfort’s Continent* è la sede della Fondazione La Fabbrica del Cioccolato: una fabbrica dismessa.

La discussione che ne deriva riguarda le fabbriche sotto il controllo dei lavoratori, che producono non solo oggetti, ma anche nuovi modelli sociali ed economici. La videoinstallazione a tre canali Occupy, Resist, Produce (2014/2015; con Dario Azzellini) mostra tre fabbriche a Milano, Roma e Tessalonica, dove lo scopo delle occupazioni è portare la produzione sotto il controllo degli operai. I lavoratori prendono l’iniziativa e diventano protagonisti, costruendo relazioni sociali orizzontali sui luoghi di produzione, adottando meccanismi di democrazia diretta e processi decisionali collettivi.

Spesso i luoghi di lavoro occupati si reinventano, stabilendo legami con le comunità locali e i movimenti sociali. Milioni di persone sono state ispirate dal tentativo di produrre nuovi modelli sociali nella rivendicazione di spazi pubblici associata ai movimenti di piazza e al movimento Occupy del 2011/2012. Questi movimenti non gerarchici hanno rifiutato la rappresentanza: come nelle fabbriche occupate, l’attività viene guidata dalla democrazia diretta. L’occupazione di spazi pubblici è servita da catalizzatore per manifestazioni, scioperi di massa, incontri e gruppi di lavoro su tematiche urgenti di diverso tipo.

La videoinstallazione a tre canali Take The Square (2012) si basa su dialoghi con gli attivisti del 15M di Madrid, del movimento di piazza Syntagma ad Atene e di Occupy Wall Street a New York. Il confronto tocca argomenti di organizzazione, processi decisionali orizzontali, l’importanza e la funzione dell’occupazione di spazi pubblici e le modalità con cui si verifica il cambiamento sociale.

La mostra, che comprende queste due grandi videoinstallazioni a tre canali, si estende a un altro piano della Fabbrica del Cioccolato, dove quattro video sono presentati in dialogo con stampe e light boxes.

The Visible and The Invisible (2014) e The Right of Passage (con Zanny Begg, 2013) sono due film che riguardano, con approcci diversi, il movimento attraverso le frontiere, l’accesso (negato) e il saccheggio sistematico. Il primo guarda al ruolo della Svizzera come quartier generale globale di multinazionali quasi invisibili che commerciano materie prime estratte principalmente nell’emisfero sud. The Right of Passage si concentra sulle lotte per ottenere la cittadinanza e mette in discussione la natura intrinsecamente esclusiva della cittadinanza. Le interviste con Sandro Mezzadra, Antonio Negri e Ariella Azoulay aprono a una discussione con un gruppo di persone che vivono “senza documenti” a Barcellona.

Questa discussione sui confini continua nel film più recente di Oliver Ressler Emergency Turned Upside-Down (2016). Il film mette alla prova il discorso cinico e disumano che chiama la presenza dei profughi in Europa “emergenza”, mentre questa parola si dovrebbe applicare alla guerra, al terrore e allo stremo economico che hanno costretto le persone a fuggire. Il film è ambientato nella tensione che attraversa la vita sociale di oggi: da una parte l’ampio potenziale immaginario di un mondo senza frontiere, e dall’altra la prigionia insignificante della nazionalità e di tutti i confini esterni, interni e sociali che implica.

Leave it in the Ground (2013) estende la prospettiva ecologica presente in Occupy, Resist, Produce a un contesto globale, mostrando gli effetti di amplificazione del riscaldamento globale sui conflitti sociali esistenti. Nel sud del mondo il riscaldamento globale acuisce le crisi di povertà, violenza e malcontento che, insieme al riscaldamento globale in sé, sono conseguenze del colonialismo e delle norme del capitalismo neoliberista. Questo circolo vizioso alimenta le crisi umanitarie e guerre civili che amplificano disastri politici, economici e ambientali. Il film mostra come disastri ecologici e umanitari causati dal riscaldamento globale possano sovvertire vecchi ordini e aprire a nuove possibilità di trasformazione sociale e politica di lungo termine, sia positiva che negativa.

L’idea portante della mostra Confronting Comfort’s Continent è, in perfetta sintonia con il tema foreignness, la trasformazione di una (vecchia) fabbrica in un luogo di produzione di conoscenza e discussione su nuovi modelli sociali ed economici in grado di superare il morente realismo capitalista così come attualmente proposto.

* Il titlo “Confronting Comfort’s Continent” è una modifica della narrazione (scritta in collaborazione con Matthew Hyland) del film “Emergency Turned Upside-Down”, che si riferisce in particolare all’Europa. Ma il titolo si riferisce non tanto a un continente geografico quanto a una sorta di voluta dimenticanza della crisi; una condizione venduta come “comfort” dai superiori che trovano sempre meno acquirenti favorevoli.

 

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Immagini: Oliver Ressler, Confronting Comfort’s Continent, 2016, Fondazione La Fabbrica del Cioccolato. Courtesy dell’artista.

Oliver Ressler, nato nel 1970, vive e lavora a Vienna e realizza installazioni, progetti nello spazio pubblico e film riguardanti temi quali economia, democrazia, riscaldamento globale, forme di resistenza e alternative sociali. Ressler ha esposto più di 60 mostre, in spazi quali: Berkeley Art Museum, USA; Museum of Contemporary Art, Belgrado; Centro Cultural Conde Duque, Madrid; Alexandria Contemporary Arts Forum, Egitto; Wyspa Institute of Art, Gdansk; Lentos Kunstmuseum, Linz; Centro Andaluz de Arte Contemporaneo – CAAC, Siviglia; Fondazione La Fabbrica del Cioccolato, Torre-Blenio (CH); MNAC – National Museum of Contemporary Art, Bucarest; SALT Galata, Istanbul. L’artista ha anche partecipato a più di trecento mostre collettive, in spazi quali: Museo Reina Sofía, Madrid; Van Abbe Museum, Eindhoven; MASSMoCA, North Adams, USA; Centre Pompidou, Parigi e alle Biennali di Siviglia (2006), Mosca (2007), Taipei (2008), Lione (2009), Gyumri (2012), Venezia (2013), Atene (2013, 2015), e Quebec (2014). Oliver Ressler è regista di 27 film. Nel 2013 ha avuto luogo una retrospettiva dei suoi film presso il Centre d’Art Contemporain a Ginevra. È inoltre co-curatore di un ciclo di mostre riguardante la crisi finanziaria It’s the Political Economy, Stupid e project leader del progetto di ricerca Utopian Pulse – Flares in the Darkroom alla Secession di Vienna. Nel 2016 ha ricevuto il primo premio Prix Thun for Art and Ethics Award, di recente costituzione.