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Sgarida “richiami” dalla Valle

Oggi vogliamo annunciarvi il prossimo evento del 7 di aprile “walkabout#1/foreignness mediante la Sgarida, la vocalizzazione gutturale tipica della Valle di Blenio. La sua origine risiede nella comunicazione proteggendo la gola chiudendola. Questo suono, che sará anche oggetto di lavoro dell’artista Enzo Umbaca, nel corso del tempo é stato ritualizzato fino ad assumere fra la popolazione funzione di richiamo e avviso.

Sgarida

L’avventura di “WALKABOUT #01 / FOREIGNNESS, incantamento”

E’ iniziata con un sopralluogo “residenziale” di due giorni, in cui la maggior parte degli artisti coinvolti hanno cercato un’empatia con lo spazio e la sua memoria.

È iniziando a vivere l’incanto che si può parlare di incanto in una concezione del fare artistico in cui dominano il dialogo, il confronto, l’esperienza diretta e la relazione con il luogo.

L’obiettivo è infatti quello di una “mostra” non di opere in senso stretto ma piuttosto di operazioni che hanno nelle opere un tramite.

In tale prospettiva la ricerca della relazione con il luogo e la sua valle ha iniziato a disegnare due approcci, uno prevalentemente centrato sull’ambiente considerato nelle sue particolarità fisiche, l’altro più orientato a considerare la fabbrica in quanto spazio delle persone dove emergono le tracce di una storia.

L’esito sono progetti che si stanno misurando con la possibilità di riscoprire i canti locali, come la Sgarida, che veniva usata per i contatti interpersonali; altri che mettono in gioco la gente della valle attraverso il prestito dei loro indumenti. O altri ancora che stanno pensando di valorizzare la storia intima del pensionato, oggi “foresteria” dove alloggiavano le operaie; o che riflettono sul lavoro e le sue condizioni irrigidite nelle regole dei contratti.

Ma lo spessore della storia, fuori da una dimensione cronachistica e didascalica, si percepisce attraverso la capacità di sviluppare uno sguardo “altro” e in questa direzione vanno interventi che stanno sperimentando le possibilità di altererare la percezione dello spazio relazionandosi strettamente con le sue qualità fisiche,come la regolarità delle colonne, l’orizzonte disegnato dalle zoccolature dei muri perimetrali, ecc. L’incanto diventa la capacità di acuire lo sguardo e di disporsi a vivere la “meraviglia” come forma di estraordinarietàdell’ordinario.

Così considerata, una “mostra” non è un semplice allineamento di opere ma una sorta di organismo che cresce quasi naturalmente alla ricerca di un suo equilibrio che, se riesce, corrisponde ad una nuova attribuzione di senso al luogo; ad un “riuso” orientato a favorire per tutti, e per gli abitanti della valle soprattutto, nuove forme di consapevolezza.

Fresh garbage, video by Fosco Valentini & Paola Wu Min Yi

Primo evento della rassegna Engagè che si inaugura il 27 gennaio 2018 dalle ore 16:00 alla Fabbrica Del Cioccolato.

Nell’ambito dell’inaugurazione della rassegna Engagè, la fondazione La Fabbrica del Cioccolato presenta il 27 gennaio come prima tappa del percorso annuale, “Fresh Garbage, sospesi tra il mangiare e il sognare” una favola contemporanea di Fosco Valentini e Paola Wu Min Yi

Il video Fresh Garbage é stato realizzato con tecnologia obsoleta anche per manifestare lo spreco tecnologico contemporaneo, per l’appunto con  materiali e tecniche in disuso e riciclate, vecchie videocamere analogiche, cellulari e PC superati fuori uso e messi da parte, cassette, nastri e programmi di montaggio recuperati dall’oblio, Croma kei e tecniche di ripresa e montaggio sepolte nella memoria digitale, spezzoni in super 8 e 35mm ,  diapositive, pellicole analogiche eliminate e dal colore vintage rifilmate e digitalizzate, vecchie lampade di ripresa a incandescenza, fotografie di giornali buttati, pupazzi e burattini trovati nella spazzatura e nei charity shop , strumenti abbandonati e riutilizzati, vecchie registrazioni sonore , spazzatura, cartoline, adesivi e figurine d’epoca per bambini cercate in vecchi cassetti, collage trovati in strada e nelle pattumiere, resti di cibo, animali, attori, danzatori, artisti, migranti e profughi cercati nei centri di accoglienza, esseri umani autentici abbandonati ed emarginati.

Nella metà degli anni ‘60 del secolo scorso il gruppo californiano degli Spirit compose il primo inno jazz pop rock sul tema ecologico emergente dello spreco e dei consumi superflui. La critica al consumismo smodato iniziava già dal titolo della canzone ‘ Fresh garbage’ e arrivava già nel primo inciso :

” Una di queste mattine guarda sotto il tuo coperchio e vedi quello che hai sprecato! Il mondo è  un bidone per la tua spazzatura fresca ?!”

Fosco Valentini e Paola Wu Min Yi conoscendo già nei primi anni ‘70 il messaggio degli Spirit, con il video Fresh Garbage comunicano il richiamo universale alla fuga, in un turbinio di immaginazione, di diritti universali, di diritti al sogno, al sogno ad occhi aperti, dove il figlio dell’uomo non ha un posto su cui posare la testa e non é a casa in ogni luogo. Cercando quell’aforisma che é esagerazione, linguaggio stravagante, ironico e grottesco. Una via dell’eccesso in una forma spezzata… dal sogno e dai disegni animati, come qualcosa di improvviso, diseguale. Un discorso spezzato per lasciare che entri il silenzio che è simbolismo. Una circolazione nello spazio cosmico, come in un labirinto dove siamo tutti nello stesso corpo,  animali, donne, bambini, uomini di ogni etnia, cultura e ideologia, migranti, profughi,  che si dirigono verso lune, pianeti , galassie, viaggiando dentro una caverna cosmica che racchiude il senso dello spazio, che é fatto di sentieri, spirali, labirinti e dedali che sono anche una danza, la danza della vita. L’ idea è di portare via i piedi dalla terra per dissipare la gravità, l’oscurità della materia con il corpo cosmico che prende il volo per il cielo, verso la luna. Sapendo che ogni cosa é soltanto una metafora, abbiamo tentato di  ridare alle parole e alle immagini il loro pieno significato come nei sogni; ridurle a nonsenso, trascendendo quindi l’antinomia di senso e non senso come fanno i sogni e raccontare in questa favola contemporanea il ” verbum infans,” la parola infante o ineffabile.

In questo video parole e frasi sono la traduzione di una strofa di fresh garbage degli Spirit e la traduzione di due Haiku. Una strofa tradotta da un Haiku di Jorge Luis Borghes.

 

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Proseguono a Torre gli incontri del progetto “Fili colorati per tessere legami”.

Proseguono gli incontri “Fili colorati per tessere legami” coordinati da Gerda Pini nell’ambito del progetto Urban Knitting alla Fabbrica Del Cioccolato.

Un gruppo affiatato, che senza perdere mai l’entusiasmo, continua a “fabbricare” idee e pezze di maglia.

Chi arriva , porta con sé come suo contributo al progetto, un pezzettino della sua storia che condivide con i partecipanti, e un filo così come per incanto si snoda sia nel lavoro a maglia, sia nel condividere insieme momenti belli e meno belli. Questa è la filosofia dello stare insieme. Il pensionato delle ex-operaie della Fabbrica sta diventando la seconda casa per i partecipanti, nella quale regna un clima di intensa collaborazione ma allo stesso tempo disteso dove il “lavoro” si interseca con momenti di vita raccontata e vissuta.

Il progetto continua a destare curiosità e interesse, la giornalista Sara Rossi Guidicelli ha partecipato alla seduta durante un pomeriggio, interessandosi e dando così il suo apporto al progetto.

Presente per sferruzzare in compagnia anche Gina La Mantia.

Un lunedì di ottobre si sono aggregati al gruppo, “Magliando insieme” che è costituito da un gruppo di donne e uomini, uniti dalla passione per il lavoro a maglia come occasione di socialità, che si ritrovano regolarmente in un caffè nella città vecchia di Locarno. E’ stato un pomeriggio di attiva e fattiva partecipazione e condivisione. Li ringraziamo !

Ricordiamo che l’inaugurazione del progetto sarà l’8 dicembre in concomitanza con la festa del patrono del paese S. Ambrogio.

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Urban Knitting:news

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Venerdì 8 settembre ha avuto inizio come annunciato il progetto labioratorio “urban knitting”.

Gerda Pini così commenta:

il primo incontro è stato un successo, eravamo in 17, di tutte le età, di cui uno studente universitario

che ha imparato a fare maglia.

Ho fatto conoscenza con donne solari, fantastiche che mi hanno quasi travolta con la loro energia e voglia di fare.

Quattro di loro sono figlie di ex operaie della Cima Norma, che hanno vissuto nel pensionato. A loro ha fatto particolarmente piacere trovarsi lì. Sono stati momenti di bella condivisione.

Sono pervenuti messaggi di potenziali partecipanti al progetto, però impossibilitati a partecipare di venerdì. E’ stato di conseguenza deciso di tenere gli incontri come segue:

lunedì e venerdì dalle 14:00 – 16:30

lunedi sera dalle 20:00 – 22:00.

Dai partecipanti il primo desiderio:

inaugurare gli alberi allestiti l’ 8 dicembre, in concomitanza con la festa del patrono del paese di Dangio, Sant’Ambrogio.

…..alle prossime news.

Urban Knitting: fili colorati per tessere legami

Inizia venerdì 8 settembre 2017 alle ora 14:00 negli spazi dell’ex pensionato delle operaie della Cima Norma “Urban knitting”: un progetto laboratorio ideato e diretto da Gerda Pini, di integrazione sociale alla Fabbrica del Cioccolato Cima Norma

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Urban Knitting è una cosiddetta arte di strada, che impiega esposizioni colorate di filati lavorati a maglia o uncinetto, per ricoprire arredo urbano, oggetti o alberi.

Il progetto presso gli ex stabili Cima Norma che avrà inizio nel mese di settembre 2017 si collega con quello già fatto in primavera a Lugano Cassarate, per il centro di socializzazione il Tragitto. In quell’occasione sono stati rivestiti, in un lavoro collettivo, gli alberi del parco giochi, il che ha permesso di costruire relazioni umane e sviluppare momenti di vera e propria integrazione sociale per donne provenienti da vari paesi e altre culture.

Lo scopo dell’intervento artistico sul viale alberato della Cima Norma è quello dell’integrazione fra la popolazione della Valle, i vari gruppi sociali e la fabbrica del cioccolato. Il progetto partecipativo si compone di un lavoro collettivo con l’idea di trovarsi in compagnia a fare maglia o uncinetto. Ben in linea con il tema curatoriale “foreignness”, in quanto capita a tutti, nelle più svariate situazioni, sentirsi inappropriato, fuori contesto.  Sentirsi parte di un tutto, di un medesimo progetto, rassicura, allontana dalla solitudine e dall’isolamento tipico ormai della nostra società. Il gruppo sarà costruito su un insieme di punti di vista differenti, da cui guardare il mondo. Un occasione di crescita.

L’invito è esteso a tutti, a chi ha voglia di concedersi un momento di condivisione, al piacere di stare insieme e socializzare, a chi si può sentire emarginato dal contesto sociale ed economico, non inserito nei processi integrativi della società e desidera partecipare al progetto. Non è assolutamente necessario essere “esperti” in lavoro di maglio o uncinetto. Potrebbe anche essere un occasione per impararlo.

Seguiranno notizie durante il corso del progetto.