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Brain Drain. Parola a Pier Giorgio De Pinto

Da Civitavecchia a Bellinzona. Tutta la storia dell’eclettico Pier Giorgio De Pinto, i cui molteplici interessi creativi l’hanno portato al MACT/CACT svizzero.

Pier Giorgio De Pinto, Digital Fingerpaint, 2013
Pier Giorgio De Pinto, Digital Fingerpaint, 2013

È partito da Civitavecchia, ha studiato in Toscana, ha approfondito una miriade di interessi. Classe 1968, Pier Giorgio De Pinto è infine approdato a Bellinzona. E ora ricopre il ruolo di Coordinator, Curator and Media trainer per il MACT/CACT Arte Contemporanea Ticino.

Qual è la tua formazione?
È ampia e variegata, fra Civitavecchia, Prato e Firenze, dagli studi alberghieri alla passione per il disegno e la pittura, poi la fotografia e infine scuola di teatro e di cinema, dizione e doppiaggio, con numerosi workshop internazionali su danza contemporanea e performance. Da sempre affascinato dalle tecnologie e dai nuovi media, aggiungo l’interesse per la transmedialità, che mi descrive particolarmente.

Come sei finito in Svizzera?
Nel 2009, nonostante il lavoro da dipendente, partecipo a una collettiva presso il MACT/CACT a Bellinzona. È colpo di fulmine: un anno dopo ho rassegnato le dimissioni e con la buonuscita mi sono presentato al Municipio di Bellinzona con una richiesta di trasferimento. Mi hanno richiesto un’autocertificazione, per registrare chi fossi e le motivazioni per stare lì. In aggiunta un piano finanziario per i successivi due anni e previsione di guadagno come libero professionista. Nonostante le tasse già pagate in Italia, chiedo un rateo di tasse in Svizzera; la cosa consolida la mia candidatura. Dopo sei mesi ricevo il mio primo permesso B, per dimora per attività lucrativa indipendente. Dopo cinque anni più uno di attesa, ottengo un permesso C, ovvero di domicilio. Grazie a Mario Casanova, direttore del MACT/CACT, rimango coordinatore per eventi e curatore di mostre. Come freelance curo da anni anche la corporate identity per il centro e il layout grafico di tutte le pubblicazioni.

Pier Giorgio De Pinto & Valter Luca Signorile – Fraught - CACT, Bellinzona 2015 - photo Pier Giorgio De Pinto © Pro Litteris-Zurich
Pier Giorgio De Pinto & Valter Luca Signorile – Fraught – CACT, Bellinzona 2015 – photo Pier Giorgio De Pinto © Pro Litteris-Zurich

Quali vantaggi professionali riscontri?
In Svizzera si ha l’opportunità di dimostrare di saper fare qualcosa, basta coltivare contatti ed esporsi con proposte. Ad appena sei mesi dal mio arrivo, mi è stato chiesto di curare la direzione artistica di un grande evento a Lugano, solo per sentito dire sul mio conto. La mia attività di artista visivo è professionalmente riconosciuta. A questa si affiancano in modo trasparente tutta una serie di attività remunerate saltuarie, come curatore/coordinatore di eventi e come grafico per istituzioni culturali, e come consulente per altri artisti. Insegno privatamente transmedialità e grafica. Emetto fatture come un qualsiasi libero professionista e vivo sereno economicamente. Ho una contabilità semplificata che gestisco da solo e compilo la dichiarazione dei redditi sempre da solo; pago tasse che trovo congruenti con quanto guadagno.

Il rapporto con gli enti pubblici?
Si possono contattare direttamente i responsabili della cultura a qualsiasi livello, presentando ad esempio un progetto al capo Dicastero Sport, Cultura ed Eventi (il nostro assessore alla Cultura). La riposta, positiva o negativa, arriva sempre. L’altro enorme vantaggio è il sostegno finanziario che si può ricevere per la produzione della propria arte, per soggiornare dove si hanno eventi in Svizzera o all’estero. Richieste che si possono fare a vari enti/uffici: Ufficio Federale della Cultura, Cantone, Città di provenienza. Vale anche se si chiede di acquisire le proprie opere. Ad esempio, quando si ha una mostra in corso, si può richiedere che la Commissione Culturale Cantonale di Belle Arti faccia una visita, per valutare un eventuale acquisto.

E gli enti privati?
C’è tutta una serie di istituzioni e fondazioni private e la stessa Fondazione Svizzera per la cultura Pro Helvetia, quella che possiamo definire come lo Swiss Arts Council. Pro Helvetia sostiene l’arte e la cultura svizzera con l’intento di promuoverne la varietà e la qualità. Quale fondazione autonoma sostenuta dalla Confederazione, patrocina progetti di interesse nazionale. I sostegni sono elargiti, in forme diverse, direttamente all’artista o a un curatore o a un’istituzione culturale. Pro Helvetia è anche l’entità che gestisce con due giurie indipendenti, composte da esperti internazionali di arti visive e di architettura, per selezionare gli artisti e gli architetti che rappresentano la Svizzera alle Biennali (Venezia e Il Cairo).

Il Lac di Lugano
Il Lac di Lugano

Quali sono i luoghi di riferimento in Ticino?
Il Ticino sta vivendo un ottimo periodo per l’arte contemporanea grazie a una serie di felici congetture: l’apertura dell’imponente LAC, polo culturale a Lugano, che comprende il nuovo MASI – Museo d’Arte della Svizzera Italiana, diretto da Marco Franciolli [al quale oggi è succeduto Tobia Bezzola, N.d.R.] e uno staff scientifico con sette figure professionali, nato dall’unione tra il Museo Cantonale d’Arte e il Museo d’Arte della Città di Lugano; la felice rivalutazione sistematica del Museo Villa dei Cedri a Bellinzona, grazie alla sua direttrice Carole Haensler Huguet; la presenza ultraventennale del MACT/CACT, con il suo lungimirante direttore Mario Casanova; e la presenza de La Rada, altro importante spazio per il contemporaneo che ha festeggiato da poco i vent’anni di attività con l’attuale, eclettica gestione di Riccardo Lisi. Linfa fresca proviene dalla nuova Fondazione La Fabbrica del Cioccolato sotto la direzione artistica di Franco Marinotti; più tutta una serie di nuovi spazi indipendenti che da qualche anno si stanno facendo conoscere grazie al loro ottimo approccio di apertura non solo verso il resto della Svizzera, ma verso l’internazionalità.

Il pubblico è al centro della tua ricerca: che differenza riscontri rispetto a quello italiano?
Nella mia ricerca il pubblico non è mai una fase finale, è piuttosto fra gli interlocutori principali della mia produzione. In Italia è faticoso sviluppare il suo coinvolgimento perché la progettazione ha come obiettivo l’accreditamento con gli addetti ai lavori e solo dopo si pensa al pubblico. Prima si deve lottare per trovare uno spazio, emergere sperando in un coinvolgimento sereno e di stima reciproca fra artista e curatore/critico d’arte/direttore artistico, elemento per me fondamentale.

E in Svizzera?
È una questione di DNA. Vengono abituati da piccoli, da decenni, nascono con la curiosità e la voglia di frequentare spazi adibiti al contemporaneo, senza limiti di età o di interesse. Si ama frequentare l’arte e decidere cosa farne e come conservarla. I cittadini vengono chiamati (è una democrazia diretta) a esprimersi su questioni come gli ampliamenti di spazi di un museo, vendere o meno opere. Si è consapevoli del fatto che l’arte, e le sue tematiche contemporanee, rappresentino un importante asset economico, oltre che una mera questione politica o puramente di estetica. Ciò produce importanti conseguenze che si riversano su un pubblico cosciente che, con la propria presenza attiva, riflette quanto la Confederazione gestisce in fatto di cultura in senso lato e arte contemporanea in senso più specifico. L’arte contemporanea non è qualcosa di nicchia, per esperti. Per fare un esempio, l’apertura del nuovo Kunstmuseum a Basilea con l’ampliamento a
opera degli architetti Christ & Gantenbein ha portato i basilesi a migliaia, all’interno dello spazio, per vedere come i loro soldi erano stati spesi. Ero lì anch’io e ho visto volti raggianti e soddisfatti.

La Fabbrica del Cioccolato, Torre-Blenio
La Fabbrica del Cioccolato, Torre-Blenio

Torneresti a vivere in Italia? A quali condizioni?
Mantengo un forte legame con l’Italia, intensificato da quando vivo all’estero. Per ironia, ora ricevo molte più proposte di lavoro. Non tornerei a viverci perché le motivazioni che mi hanno spinto ad andare via sono ancora intatte.

Quali sono?
Una per tutte, la tassazione fuori da ogni parametro umano sostenibile in un Paese civile. La burocrazia assurda, kafkiana. Un artista, in Italia, se vuole svolgere in modo trasparente la sua attività deve avere un commercialista privato. In Svizzera vige la trasparenza: te la chiedono e te la restituiscono con servizi che paghi profumatamente ma che funzionano, e quindi li paghi volentieri. Il cittadino vota direttamente altri cittadini, quindi è il cittadino che gestisce se stesso. Se il politico lavora male, in quanto funzionario pubblico viene defenestrato senza se e senza ma. Questo accade a tutti i livelli, dal piccolo municipio agli uffici a Berna della Confederazione. Funziona bene perché il Paese è circoscritto e se lo può permettere. Il suo sistema non è esportabile, non funzionerebbe altrove.

Un suggerimento ai colleghi italiani?
Fatevi la famosa lista pro e contro di un eventuale cambiamento: se l’ago pende verso i pro, rimboccatevi le maniche e andate verso il destino che vi merita. Volere è potere. Nel frattempo suggerisco di farsi più viaggi professionali possibile, sovvenzionandoli a volte anche con altri lavori come continuo a fare io, per avere quei necessari soldi in tasca. Soggiornate ovunque in Italia e all’estero, osservate, parlate con più persone, sia addetti ai lavori che non, visitate gli studi/abitazioni degli artisti, anche voi stessi artisti: non vale solo per i curatori! Soprattutto imparate l’inglese: siamo nel 2017 ed è lingua di comunicazione fondamentale, altrimenti vi perdete migliaia di occasioni e migliaia di meraviglie del mondo.